My experience as young italo-australian

                                                                                 Roma 4/12/06 
Sandra Pitronaci

Conferenza CGIE  - Giornata dedicata ai giovani                                                              

Buongiorno a tutti. Prima di tutto vorrei ringraziare  il CGIE per l’opportunità concessa a noi giovani italiani del mondo di parlare e farci sentire. Mi chiamo Sandra Pitronaci e abito a Sydney, una città con tantissimi immigrati italiani. Oggi vorrei parlare brevemente della mia esperienza di giovane italo-australiana. Vorrei comincare con qualche dato e qualche riflessione sui giovani italiani in Australia, poi parlerò un po’ della mia esperienza da italo-australiana con dei forti legami affettivi con l’Italia.

Vorrei presentarvi alcune informazioni tratte da una analisi di dati australiani fatta di Franco Papandrea (Consigliere del CGIE per l’Australia), basata sui dati del censimento australiano del 2001 e  che prende in considerazione le caratteristiche dei giovani italo-australiani (tra i 15 e i 34 anni). Il 60% degli italo-australiani di 15 o più anni di età e’ nato in Australia. Quasi la metà degli italo-australiani di 15 o più anni di età nati in Australia sono almeno di terza generazione. Per quanto riguarda il livello di istruzione, i giovani italo-australiani hanno ottenuto risultati scolastici generalmente superiori a quelli del resto della popolazione australiana. I risultati scolastici dei giovani sono indice di un continuo miglioramento della scolarizzazzione della collettività italo-australiana che procede già da anni. Oltre il 40% dei giovani italo-australiani ha ottenuto titoli di studio post scolastici (laurea, diploma, certificato).

Come insengnante di lingue, ora passo a quello che per me e una nota negativa sul mantenimento della lingua italiana in Australia. I dati del censimento del 2001 non permettono un’analisi precisa del mantenimento della lingua italiana dai giovani italo-australiani, tuttavia, da quanto emerge dai dati disponibili, però, si evince una continua diminuzione nella proporzione di quelli che continuano a parlare l’italiano o, più spesso, un dialetto regionale. Infatti dal censimento del 2001 si nota che quasi il 58% degli italo-australiani parlavano esclusivamente inglese anche a casa.

Ora vorrei raccontarvi un po’ della mia esperienza come socia all’Associazione Giovani Italo-Australiani, o come lo chiamiamo noi, la IAYA. Faccio parte di questa associazione da 8 anni, e in passato ne facevo parte del comitato. La IAYA è un’associazione giovanile di Sydney per giovani dai 15 ai 35 anni. Fondata nel 1998, la IAYA ha più di 200 iscritti ed è in continuo sviluppo. E’ un’associazione senza fini di lucro che ha lo scopo di mantenere e promuovere la cultura italiana fra i giovani italiani in Australia. Nel 2002, grazie al sostegno del Consolato Generale d’Italia, la IAYA ha pubblicato una raccolta di racconti autobiografici di giovani italo-australiani del NSW, intitolata ‘Doppia Identità’, che aveva lo scopo di dare voce alle esperienze dei ragazzi italo-australiani. Se qualcuno di voi e’ interessato, ne ho portato alcune copie.

Altri esempi di iniziative culturali e sociali per i giovani includono tornei di calcetto, bocce, pallavolo, e l’organizzazione di feste per Ferragosto e altri festival italiani a Sydney. Di recente l’associazione ha organizzato alcuni eventi in concomitanza con la Rassegna Cinematografica Italiana di Sydney, che si tiene ogni anno a ottobre. Per il futuro, la IAYA spera di rinforzare le relazioni con le istituzioni governative italiane, ma soprattutto spera di continuare a dar voce ai giovani italo-australiani.

Un’altra attività di cui mi occupo è un programma radiofonico per i giovani italo-australiani. Infatti a Sydney, a Melbourne, a Wollongong e a Canberra esiste un programma radio che si chiama ‘SBS Italian Radio Program’ che va in onda su SBS, un canale radio statale dedicato alle esigenze degli immigrati in Australia, e alla nostra realtà di multilinguismo e multiculturalismo. Una volta al mese mi incontro con altri tre o quattro giovani per registrare un programma dedicato ai giovani, che si chiama ‘Spirito Libero’. Parliamo in italiano di eventi culturali e notizie d’attualità riguardanti l’Italia, trasmettiamo musica italiana contemporanea e promuoviamo eventi italiani a Sydney. Il nostro programma viene seguito da molti giovani che possono anche partecipare tramite la posta elettronica. Tornando al discorso dellla lingua e della cultura italiana tra i giovani italo-australiani, vorrei parlare brevemente di una ricerca che ho fatto un po’ di tempo fa per la mia tesi di laurea sui loro atteggiamenti verso la loro lingua e cultura di origine, e come percepivano il loro senso di identità. Ho intervistato 20 giovani di seconda e terza generazione per capire quali fossero le cose per loro importanti, e ho avuto dei risultati piuttosto interessanti.

Per ogni giovane, era chiaro che la lingua italiana aveva una importanza diversa. Mentre quelli bilingui davano più importanza al mantenimento della lingua, non tutti la consideravano indispensabile ad un senso di un’identità italiana o alla conoscenza della cultura.

Per quanto riguarda la sopravvivenza della lingua italiana in Australia, la maggioranza degli intervistati, sia monolingui che bilingui, la considerava impossibile e poco praticabile, e per questo pochi avevano l’intenzione di trasmetterla ai figli. Però una nota positiva, ora a Sydney c’è la scuola bilingue del Coasit, fondata nel 2002, che oggi offre la possibilità ai giovani di seconda generazione di dare un’istruzione bilingue ai loro figli, e di aiutarli nei loro sforzi di trasmettere la lingua italiana.

Invece per la cultura c’era più speranza, visto che i giovani davano una certa importanza ai valori familiari, al mangiare italiano, e alle feste italiane, e vedevano questi aspetti della loro cultura come aspetti positivi che avevano anche contribuito alla ricchezza della cultura australiana, pur con tutte le modificazioni che la cultura d’origine ha subito nel contatto con la realta’ sociale e culturale australiana.

Per quanto riguarda l’identità, era ovvio che ogni giovane aveva un’idea diversa su che cosa consistesse esattamente. Alcuni si sentivano più ‘italiani’ di altri, e spesso una conoscenza della lingua portava ad un senso d’identià più ‘italiano’. Altri, dopo aver visitato l’Italia, si sentivano più vicini al paese e alla gente, quindi più italiani. Altri ancora invece notavano subito le differenze tra loro e gli italiani ‘veri’, e tornavano a casa sentendosi più australiani che mai. E’ interessante notare la possibilità tra questi giovani di ‘recuperare’ un’identità, o addirittura ‘convertirsi’ e modificare la loro identità a seconda del tempo, dello spazio e delle circostanze.

In Australia siamo in una posizione abbastanza privilegiata perche’  la lingua e la cultura Italiane godono di grande prestigio tra gli australiani, ma purtroppo sono spesso loro a capire il valore di questa cultura, mentre gli italo-australiani la stanno perdendo. Per me è indispensabile offrire a più giovani possible che vivono all’estero le opportunità di scoprire una parte della loro identità tramite la conoscenza dell’Italia, tramite scambi culturali, riacquisto di cittadinanza, vacanze lavoro specificamente per gli italo0australiani che hanno esigenze diversi dei giovani australiani, scambi di lavoro, mass media, associazioni giovanili e lo studio della lingua, perché viviamo una realtà multiculturale, non siamo completamente australiani, ed io vorrei proporre che è il nostro diritto avere l’opportunità di vivere, capire e reclamare le nostre origini.

Vi ringrazio tantissimo della vostra attenzione.  




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