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Un
nuovo punto di vista filosofico. Un modello che Nicla Vassallo e Pieranna
Garavaso presentano in un libro. Eccone un piccolo assaggio
20
FEBBRAIO 2007
Con
una dedica eloquente alle nostre madri le studiose
del
pensiero filosofico Pieranna Garavaso (ordinario di Filosofia
presso l'Università
del
Minnesota
, Morris) e Nicla
Vassallo (ordinario di Filosofia della conoscenza presso
l'Università di Genova) escono in libreria in questi giorni con il volume
Filosofia delle donne (Laterza). Pubblichiamo in anteprima un
estratto dalla parte introduttiva e ricordiamo che lo scorso novembre il
lavoro di ricerca confluito in questo volume è stato presentato in una Lectio
Magistralis di Vassallo all'interno della rassegna Teatro
e Filosofia, a cura de I Buonavoglia.
Fare filosofia delle donne è un modo per immettere nel dibattito
contemporaneo nuovi punti di vista che non sono stati ancora espressi
e affinati a pieno. Una filosofia delle donne non rappresenta tutte le
voci finora escluse. È solo un esempio, e speriamo un modello, di
come si debba allargare il dialogo filosofico. Una filosofia delle donne
è una filosofia in cui le donne parlano da protagoniste, è un
discorso fatto da loro e che a loro appartiene; in essa le donne sono i
soggetti
del
dialogo. È anche una filosofia sulle donne, che parla delle donne e degli
argomenti che a loro interessano, in cui il mondo femminile diviene
oggetto
del
discorso.
[...]
C'è bisogno di una filosofia delle donne?
Lo studio della filosofia raffina l'intelletto. Lo dimostrano le
statistiche dell'Educational Testing Service sui risultati ottenuti da
studenti universitari nel Graduate Record Examination (GRE), un test che
misura «le capacità di pensare criticamente, di scrivere in modo
analitico, di ragionare verbalmente e quantitativamente, capacità
acquisite nell'arco di un lungo periodo di tempo e non in connessione con
alcun campo specifico di studio». Tra il 2001 e il 2004, gli studenti
intenzionati a conseguire un Bachelor of Arts in filosofia - titolo di
studio paragonabile a una laurea in Italia - hanno ottenuto per il
ragionamento verbale e la scrittura analitica i risultati più alti nel
GRE rispetto a studenti di altre discipline, e i più alti per il
ragionamento quantitativo nelle discipline umanistiche.
Purtroppo, i dati indicano che sono soprattutto gli uomini a trarre
vantaggio dallo studio della filosofia. Nei paesi anglosassoni sono più
gli uomini che le donne a laurearsi in filosofia; in Italia, invece, dove
si laureano in filosofia più donne che uomini, le docenti ordinarie di
filosofia - così come in ogni altro campo
del
sapere - sono davvero rare: sono ancora Socrate e Immanuel, non Cristina e
Ipazia a frequentare le più raffinate palestre della mente.
Se lo studio della filosofia ha effetti positivi sulle capacità
intellettuali degli esseri umani, costituisce uno svantaggio per le donne
e per tutta la nostra cultura che queste non ne traggano beneficio al pari
dei loro colleghi maschi. Ma, potrebbe obiettare qualcuno, forse è
semplicemente colpa delle donne se non si dedicano alla filosofia; dopo
tutto sono loro che scelgono liberamente di non fare filosofia fino ai
livelli accademici più elevati, di non diventare professori universitari.
Il punto cruciale di questa obiezione sta tutto nel termine liberamente.
Per capire cosa diciamo quando affermiamo che la maggioranza delle donne
sceglie liberamente, è utile paragonare la questione
del
perché non ci sono più donne che scelgono di intraprendere una carriera
universitaria in filosofia alla questione
del
perché non ci sono più donne tra i docenti universitari di informatica,
di fisica e di molte altre materie scientifiche. Su questo problema si è
concentrata una discreta attenzione negli ultimi venti o trent'anni.
Le scienze, così come la filosofia, richiedono grande intelligenza e
solide capacità logiche e razionali. Nell'immaginario collettivo, nella
cultura popolare, nel senso comune e nei miti, le donne vengono però
rappresentate spesso come esseri istintivi, passionali, sensuali,
irrazionali, emotivi e perfino illogici. Queste idee sulle donne e sulle
loro capacità, sul loro ruolo sociale e sulla loro supposta natura, hanno
esercitato un influsso straordinariamente potente sui modi in cui le donne
sono state educate e sulle modalità con cui è stato loro permesso o
proibito di essere pensatrici e artiste. Non dovrebbe sorprendere che
molte donne, nella storia della civiltà occidentale, abbiano liberamente
scelto di non diventare scienziate e filosofe; c'è da stupirsi piuttosto
che ve ne siano state alcune, nonostante tutto.
Se siamo convinti, come ogni vero filosofo dovrebbe essere, che si valuta
meglio una tesi considerandola da molti punti di vista e se accettiamo il
fatto che, quando sono persone appartenenti a gruppi sociali diversi a
fare ricerca, pensare, sollevare domande, avanzare ipotesi, presentare una
risposta, difenderla, obiettare, i risultati finali sono diversi da quelli
raggiunti da persone appartenenti tutte al medesimo gruppo, diventa allora
indispensabile includere nel dialogo filosofico una grande quantità di
punti di vista diversi.
[...]
La musica cambia a seconda di chi la suona. Lo stesso è vero per una
conversazione filosofica: i punti di vista considerati sono differenti a
seconda di chi ha la voce per intervenire. Per Ipazia e le sue sorelle sarà
più interessante un dialogo in cui possano essere protagoniste e che
verta su problemi di loro interesse. C'è bisogno di una filosofia delle
donne innanzitutto per le donne, per l'altra metà del genere umano. Ma c'è
anche bisogno di una filosofia delle donne per la filosofia stessa, perché
essa necessita di rappresentare la più ampia varietà possibile di punti
di vista e Ipazia è tra coloro che non hanno avuto finora voce nella
filosofia tradizionale.
Da
Mentelocale.it (http://www.mentelocale.it/leggere_scrivere/contenuti/index_html/id_contenuti_varint_17260)
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