Le Donne del Fogolar Furlan Sud Australia |
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Preambolo
di Lorenzo Savio, presidente del Fogolar Furlan di Adelaide Nei
primi anni della vita del Fogolar, gli uomini erano quelli che
s’incontravano per giocare a carte, alla morra, a bocce, e bere “un
tai di vin”. Pian piano le donne cominciarono a frequentare il Fogolar
con i mariti e si misero a preparare dei cibi; inizialmente per i picnics
e BBQs, e i pranzi della domenica, e poi per le varie feste che si
organizzavano, finché la cucina diventò veramente una cucina friulana. Oggi
si mangia bene all’Osteria del Fogolar. Col
passare degli anni, il Fogolar cresceva con un nuovo ambiente, con comode
cucine e bar. Le donne si prendevano l’incarico di preparare il mangiare,
i tavoli, e fare la pulizia. C’era
un elenco di donne preparate a venire ad aiutare la domenica, e nei primi
tempi c’era anche un comitato femminile che s’incaricava di fare certi
lavori che gli uomini non erano preparati a fare. E, come il Fogolar
cresceva, così cresceva anche il lavoro delle donne, ma, purtroppo,
crescevano anche gli anni. Un
Fogolar senza donne non poteva esistere e proseguire al punto d’oggi. Si
deve congratulare tutte le donne che hanno lavorato nel passato e quelle
che sono ancora qui oggi, per il loro sostegno grandioso, le idee uniche,
un lavoro instancabile e una dedizione formidabile. Sono veramente le
“colonne” del Fogolar. Queste
testimonianze di alcune donne del Fogolar Furlan dipingono la loro storia. * * * * * “Per
tanti il club è stato una vera àncora di salvezza” Incontro
con le donne del Fogolar Furlan Nel
corso del 2007, Vincenza Ferraro, Flavia Coassin, Renata Bertozzi e Marta
Vezzosi, accompagnate da Fabrizia Calabresi, studentessa di italiano alla
Flinders University, hanno incontrato un gruppo di donne del Fogolar
Furlan, per parlare del loro coinvolgimento nel club. Le
donne che ci hanno accolte hanno condiviso con noi i loro ricordi,
esperienze e speranze per il futuro. Ecco
le loro testimonianze: Che
cosa vi ha spinto a venire al club? Rita
Venuti:
Io sono stata l'ultima a venire al club 14 anni fa'. Quello che mi ha
spinto era il vuoto grande nella mia vita dopo la morte di mio marito.
Sentivo che volevo riempire questo vuoto aiutando la comunita' ed il club
stesso. Il Club mi ha aiutata ad andare avanti. Le donne del Club mi hanno
aiutato molto. Io sono stata la prima ed unica donna Vice Presidente del
Club e per me i primi tempi erano molto difficili. Dovevo organizzare
ricevimenti, campo nel quale non avevo esperienza. Luciana
Francardi: Io
sono vicentina. Noi si frequentava l'Italian Club e poi quando mia figlia
aveva cinque anni voleva andare dove c'erano altri ragazzini della sua età
e sapevamo che qui venivano altre famiglie mentre l'Italian Club non ne
aveva molte. Allora abbiamo cominciato a frequentare e avevamo degli amici
che venivano qui. Mia sorella aveva sposato un friulano e veniva qua con
le figlie e così abbiamo cominciato a venire e siamo rimasti. All'inizio
frequentavano il club solo gli uomini e giocavano a bocce e carte. Più
tardi quando decisero di fondare il club sono entrate le donne e le
famiglie. Petris
Olimpia: Io
sono l'ultima arrivata perché sono 11 anni che sono qua. Io prima ero nel
Friuli e sono rimasta vedova. Mio cognato, rimasto vedovo anche lui poiché
mia sorella e mio marito sono morti nello stesso periodo, è venuto a
prendermi che doveva sposarsi la figlia in Australia e così sono rimasta
un po’ e poi sono tornata in Italia. Lui dopo sei mesi mi ha seguita in
Italia per poi riportarmi di nuovo in Australia. Così mi sono fermata e
ho trovato il club dove mi sono trovata bene. Sono undici anni che vivo in
Australia e undici anni che sono nel club. Mio cognato mi ha portata al
club la prima domenica che sono arrivata. Ho aiutato un po’ al bar e poi
le donne mi hanno chiamata in cucina e sono andata ad aiutare lì. I piu
bei ricordi li ho passati qua. Le piu belle giornate le passavo al club.
Adesso vengo ma non spesso come una volta.Vengo la domenica e aiuto il più
che posso, qualche volta anche il venerdi. Assunta
Zorzi: Qualcuno
mi ha chiamato qua nel 1981 ad aiutare a pulire la sala e di lì mi hanno
subito portata in cucina. Era tutto lavoro volontario e si facevano tante
feste allora. Si era sempre qua prima per preparare, dopo per fare la
festa e poi per pulire. Insomma per quattro giorni
alla settimana si era al club. Dovevo
lasciare tutti a casa, i figli, il marito che si arrangiavano e si veniva
qua per la compagnia e mi trovavo bene. Mio marito veniva anche lui ad
aiutare. Anche i bambini si portavano qua finché si sono fatti grandi. Ne
ho due e fino ai sedici anni sono stati qua ad aiutare: servendo in tavola
e lavando i bicchieri. Le feste sono i più bei ricordi… dopo aver
lavorato per tanti giorni la nostra unica soddisfazione
era che riusciva bene
la festa. Adesso è un anno che manco e se torno a camminare un po’
meglio ritornerò. Angela
Toffoli:
Sono arrivata in Australia nel 1959 e sono nel club da venti anni. La
prima volta che sono venuta, le donne mi hanno invitato in cucina e mi
hanno chiesto se volevo aiutare. Io ho cominciato a pelare un sacco di
patate. Dopo ti ritrovi a fare da mangiare per 300 persone senza qualifica
perché io non sono una cuoca. I piatti tipici che preparavamo erano la
polenta, le costine, la trippa, il minestrone… Il Club è stato un aiuto
in più per fare delle amicizie sincere e solide che nei momenti più
difficili della vita ti trovi sempre vicino pronte ad aiutare e darti una
mano. Per tanti è stato una vera àncora di salvezza. Luciana
Francardi:
Io frequento il Club da 35 anni… sono 57 anni che vivo in Australia. Mia
sorella aveva sposato un friulano e aveva tre figlie che avevano piu o
meno l'eta' della mia e allora per farli stare in compagnia li portavamo
qui la domenica. Poi abbiamo conosciuto altre coppie che avevano ragazzini
della stessa età e allora si è cominciato a venire più o meno
regolarmente perché la figlia avesse un po’ di compagnia. Quello era
uno dei motivi che mi ha portata al Club. In realtà noi non abbiamo
niente a che fare con i friulani perché
io sono veneta di Vicenza mentre mio marito è toscano di Grosseto. La
domenica sera era come un riunione di famiglia. Ho cominciato ad aiutare
un po’ in cucina, un po’ a preparare i tavoli; c'era sempre qualcosa
da fare. Faccio parte del comitato da sei anni. Mia figlia è tornata a
frequentare il Club non so quando e non so come, e appena
ha cominciato a frequentare di nuovo l'hanno presa subito a far
parte del Comitato e alla prima votazione l'hanno eletta segretaria. Emilia
Cassin:
Le prime volte che ho messo piede al Fogolar era ancora la vecchia
casetta.Organizzavano qualche ballo nel parcheggio e sopra c'era la
pergola con l'uva. C'era un fisarmonicista e un violinista e noi ballavamo.
Si ballava un Walzer o un Tango così come si poteva perché il pavimento
era di cemento e non era molto liscio ed inoltre c'erano degli spacchi nei
quali i tacchi delle scarpe andavano a finire sempre dentro. Eppure si era
contenti. Più avanti ho cominciato ad aiutare in cucina con le altre
donne. In cucina si lavorava molto perché non c'era la lavastoviglie e si
doveva fare tutto a mano. Le
mie figlie poi sono cresciute e anche loro sono state coinvolte nel Club
specialmente la più grande che si chiama Cosetta. Mio marito è stato uno
dei primi a venire al Club. Il Club era una ragione in più per divertirci
tra noi italiani con la nostra lingua, le nostre tradizioni... insomma
cercando di portare un po’ di Furlania tra noi. Poi sono rimasta vedova,
però continuo ad aiutare in cucina. Vanda
Savio: Sono
nata in Italia e sono venuta in Australia quando avevo tre anni. Avevo
sedici anni quando sono venuta qui la prima volta con mio cognato che era
uno dei presidenti e così ho incontrato altre giovani. Quando ero bambina
avevo perso il papà e mio cognato mi ha fatto da papà. Lui era immigrato
in Australia quando era giovane e ha sposato mia sorella che aveva solo
diciassette anni e mezzo. Visto che abitavamo vicino e mio cognato
frequentava il club, era logico che lo frequentassi anch'io. Il Club per
me è stato importantissimo perché ho fatto degli amici con cui siamo
ancora molto vicini e tramite il balletto abbiamo conosciuto i propri
fidanzati che sono poi diventati mariti. Anche mio marito è italiano, è
nato a Trieste ma il papà è friulano e la mamma è triestina. Tutte le
signore sono le colonne di questo club. Edda
Spizzo:
Sono nata a Treppo Grande, in provincia di Udine. Nel 1952
raggiunsi mio marito in Australia. Questa terra ci diede l’opportunità
di crearci con la nostra buona volontà un prospero avvenire, ma certo non
poteva guarire la mia forte nostalgia dei miei parenti lontani. Nel
1964 si fece un viaggio in Italia assieme ai nostri due figli Miriam e
Denis. Al ritorno, nello stesso anno, decisi d’inserirmi in quel piccolo
gruppo di donne che già lavoravano a fianco al Comitato Maschile del
Fogolar Furlan. Ed
è stato proprio qui che trovai quello che cercavo da tanti anni: la
compagnia, il buon umore che era tra di noi, le risate, che mi furono di
grande aiuto. Nel
1969 si formò il Comitato Femminile ed io fui eletta prima Presidente.
Portai la carica di presidente per tre anni. La fedeltà e l’aiuto avuto
da tutte fu una grande soddisfazione. In special modo devo menzionare Gina
Beltrame, la quale era sempre disposta, oltre al lavoro, a contribuire
buoni suggerimenti e nuove iniziative. Dal
1972 in poi ho dovuto assentarmi parecchie volte per vari motivi, ma quasi
tutti di famiglia. Ora continuo a dare il mio aiuto in quel che posso, ed
il mio nome è ancora sulla lista dei turni nel lavoro di cucina e serate
domenicali. Il
Club Fogolar Furlan per me e mio marito è sempre stato la nostra seconda
casa. Quali
sono le attività che si svolgono al Club? Irma
Campagnolo:
Prima nel
club si giocava al “Bingo” e si giocava a bocce. I primi tempi c'erano
tante altre attività. Io giocavo e ancora gioco a bocce qualche volta. Luciana
Francardi: Tutto
è cominciato con le bocce. Poi avevano la squadra di pallacanestro. C'era
anche chi insegnava i balli tipici friulani e le donne si esibivano quando
c'erano delle feste. C'era il gruppo folkloristico del Fogolar. Emilia
Cassin:
Abbiamo
deciso di formare un piccolo coro. Si suonava il piano. Abbiamo anche
inciso qualcosa. Solitamente cantavamo alle feste. Abbiamo fatto anche una
festa friulana chiamata “mercato vecchio”, e noi eravamo tutte vestite
con i costumi friulani; abbiamo anche delle fotografie. Eravamo un bel
coro, abbiamo cantato quasi tutte canzoni friulane. Un gruppetto di uomini
ed uno di donne. Erano canzoni friulane che avevamo portato noi
dall'Italia e cosi volevamo esprimerci in un modo allegro al pubblico. Per
parecchi anni c’erano anche le messe cantate in friulano per la festa
della mamma. I bambini, vestiti in costumi tradizionali, davano un
fiorellino alle mamme all’uscita dalla messa. Vanda
Savio:
Per la mia esperienza ,in quegli anni abbiamo deciso di fare il gruppo dei
giovani. Si facevano dei balli e si organizzava la discoteca proprio per i
giovani e dopo abbiamo cominciato i “Danzerini” ovvero il balletto
friulano. Il balletto è stato formato nel 1973, mi sembra. Poco tempo
dopo è venuto un gruppo dall'Italia che si chiamava: Gruppo Folkloristico
di Lucinico. Quella settimana per noi è stata una gioia perché i nostri
balli li avevamo imparati tramite quello che si trovava nella libreria in
città, e la Saltarina e la Vinca erano proprio balli tipici. Questo
gruppo ci ha aperto gli occhi e in un solo weekend ci hanno insegnato
sette dei loro balli e non abbiamo dormito tutto il weekend. L’avevamo
presa a cuore di imparare. In più si organizzavano delle “car
rallies”, una specie di caccia al tesoro. Si oganizzavano balli, serate
al cinema, bowling. Quali
sono le feste che organizza il Club? Assunta
Zorzi: La
festa dei bambini, con Babbo Natale. Quella è una bella festa. Vengono le
famiglie con tutti i bambini. Luciana
Francardi: Sí,
a quella festa vengono i nipoti e i pronipoti.
Si facevano i carri per il Carnevale ma quest'anno non lo abbiamo
festeggiato. Però per la festa di Natale organizziamo una specie di
teatro e facciamo anche il presepio vivente. Emilia
Cassin:
L'ultimo dell'anno, la festa del papà, la festa della mamma. Devo dire
che la festa più grande è l'ultimo dell'anno. Di solito c'è una cena
completa accompagnata da un'orchestra italiana. Durante le feste, in
qualche occasione si accendeva il fogolar. Il camino centrale è il
simbolo del Club. È caratteristica tipica del Friuli, e anche un motivo
in più per riunire la famiglia. Vanda
Savio: L'anno
scorso in luglio abbiamo pensato di fare una cosa un po' diversa per
raccogliere fondi per la Croce Rossa. Per attirare e cercare di
coinvolgere anche i giovani, mio marito ha chiesto ai nostri figli di
proporre un’idea e loro hanno pensato bene di organizzare un “Quiz
Night”, dove si fanno delle domande e si ricevono dei premi. Allora mio
figlio e la fidanzata hanno deciso di prendere in mano l'evento e hanno
fatto tutto loro. È stata una serata splendida e la maggior parte
delle persone che sono venute erano giovani. Due
volte l'anno facevamo un evento chiamato “assaggini”, cioè degli
spuntini tipici friulani. Si preparavano dieci cose diverse e si
impiegavano giorni per prepararle, però era molto popolare. Rita
Venuti:
La domenica cerchiamo di mantenere le nostre tradizioni preparando
piatti tipici della nostra regione. Edda
Spizzo:
Il successo delle tante feste era sempre dovuto
all’indispensabile organizzazione delle donne, specialmente nell’area
della cucina. Previsioni
per il futuro del Club? Petris
Olimpia:
Io spero bene ma non vedo tanto bene per il fatto che siamo poche donne. Assunta
Zorzi: I
giovani venivano qua fino ai 15-16 anni e dopo non li si vedeva più,
andavano per suo conto, andavano fuori, volevano andare in città e tutte
queste cose.. non… non so cosa sarà. Noi si aveva la passione per
venire al club. Angela
Toffoli:
Il futuro? Sí, certo il club
andrà avanti ma non sarà mai come una volta perché le donne sono le
colonne della cucina. I giovani non hanno bisogno di questo club…
infatti non ce ne sono di giovani nel Club; vengono solo quando ci sono le
feste. Irma
Campagnolo:
Non
ne ho idea. Io penso che come che va al giorno d'oggi potrebbe continuare
ancora abbastanza bene perché hanno queste attività con gli anziani il
lunedi ed il venerdi. Io penso che ci sia speranza di tenere vivo il Club. Rita
Venuti:
Secondo me il Club diventerà più commerciale. Luciana
Francardi: Sopravviverà.
Forse sarà usato per ricevimenti privati. Il finanziamento verrà dalle
persone che non sono soci del Club. Spero
che continui ma non saprei come, certo non con il calore di prima perché
noi veramente si aveva bisogno l'uno dell'altro. Si aveva bisogno di
questo Club. Era la nostra vita. Vanda
Savio: I
giovani di oggi non hanno l'interesse che si aveva noi da giovani.
Ho quattro figli e da piccoli avevamo piacere che ballassero il
balletto friulano, e hanno ballato per parecchi anni. Adesso sono tre anni
che abbiamo smesso perché non ci sono i numeri e se non ci sono
abbastanza giovani anche loro non sentono che vale la pena. È un po’
diverso adesso perché ci sono più posti dove andare in città: bar, caffè,
pizzerie. Quando io avevo
venti anni c'era solo la “Trattoria” a Hindley St. C'erano pochi posti
dove andare a mangiare la pizza o bere il caffè e trovarsi. Inoltre i
nostri genitori erano un po' più severi, dovevamo sempre seguire loro. Io
vedo i miei figli …che sí, frequentano ma non hanno quello stesso
desiderio. I giovani vengono quando viene la famiglia per esempio per la
festa della mamma, la serata degli gnocchi, Natale, insomma per le
occasioni speciali. Purtroppo oggigiorno i giovani hanno tanti altri
impegni. Io vedo mia figlia di 17 anni che studia, anche lei ha ballato e
lavorato qua, ma ha gli allenamenti tre volte alla settimana e la domenica
giocano. È sempre impegnata. Sono
certa che negli anni in futuro, quando i nostri giovani avranno le proprie
famiglie, cercheranno le loro radici, in modo da insegnare le usanze
friulane dei nonni ai loro figli. |
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