La storia del Marche Club di Cathy Di Giacomi |
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Lo
scorso anno, il Marche Club ha festeggiato il trentesimo anniversario
dalla fondazione, da quando cioè un piccolo gruppo di persone mise in
atto il proposito di creare un club sociale e culturale per i Marchigiani
di Adelaide. A
cavallo degli anni ’70, sulla scia delle aperture della società,
nacquero numerose associazioni e club che raggiunsero il massimo splendore
negli anni ’80 e ’90. E’ in questo clima che alla fine di novembre
del 1977, dopo una serie di tentativi non andati in porto, un centinaio di
persone si riunì nella saletta di Timo Angelini a Glynde, ed elesse il
primo Comitato provvisorio. Fu
un evento destinato a segnare in modo determinante la vita dei Marchigiani
di Adelaide, che finalmente avevano un punto di riferimento per loro e per
le loro famiglie. Conservare la propria cultura per trasmetterla alle
nuove generazioni e alla società in generale, divenne presto un motivo in
più per riunirsi e continuare a manifestare le proprie tradizioni. Di
sicuro l’acquisto del terreno e la costruzione della sede del Club sono
state tra le imprese più ardue ed impegnative, assieme alla raccolta dei
fondi necessari. Dal 1977 al 1986, attraverso varie iniziative, il Club
riuscì a mettere da parte $250.000, che servirono all’acquisto della
proprietà e alla costruzione dell’odierna Sala Rossini. Tuttavia,
le vere protagoniste nel lungo percorso della creazione, affermazione e
mantenimento del Club furono le donne che nel 1980 si riunirono per
formare un primo sottocomitato femminile (vedi “Il Picchio”). Furono
molti i Marchigiani e alcuni non Marchigiani che prestarono la loro opera
gratuitamente, come molte furono le ditte che offrirono la loro assistenza
e i materiali per la costruzione. Si ricorda ancora oggi, con grande
soddisfazione, che i muri principali vennero eretti in un giorno grazie
all’opera di circa 30 muratori che in poche ore resero visibile la
costruzione tra lo stupore dei passanti. Il
6 ottobre del 1986 il Marche Club venne inaugurato dall’On. Chris Sumner
(Attorney General), in un’atmosfera di festa e di grande soddisfazione
per tutti. Negli
anni Novanta maturarono grandi cambiamenti. Dopo anni di lotta, la donna
si affermò in tutti i settori della società, ottenendo grandi successi.
Uno di questi esempi lo propose anche il Club con la mia elezione alla
carica di presidente, la prima donna ad essere eletta a capo di un club
regionale italiano in Australia. Rieletta
e confermata anno dopo anno per ben 12 anni, dal 1994 al 2006. In questo
lungo periodo attuai una serie di progetti e iniziato programmi culturali
che, oltre a farlo divenire uno dei migliori Club d’Australia, gli hanno
anche dato fama internazionale. Tra le prime iniziative ideate da me,
“Il pranzo dei pensionati”, ora conosciuto come “Il pranzo
dell’amicizia”. Nel
1994, si organizzò per la prima volta la Giornata marchigiana, che
diventerà col passare degli anni il perno della celebrazione delle
tradizioni marchigiane ad Adelaide. Ancora oggi è uno degli eventi
più importanti nel panorama degli eventi culturali regionali italiani del
South Australia. L’ultima edizione ha visto la partecipazione di Iolanda
Ottavi, un’artigiana proveniente da Offida,
con il suo merlettogioiello. Iniziò
così una proficua attività di scambio con la Regione che ha visto
importanti eventi incoraggiati e in parte finanziati dal governo regionale
italiano: “Il Picchio”, la mostra “Un viaggio – una storia”, il
progetto di danze e tradizioni marchigiane, l’Educational Tour e la
partecipazione dei nostri consultori alle Conferenze sull’emigrazione
marchigiana. Come
promotori delle attività culturali, nel 1999 si aggiunsero al gruppo
Vincenzo Papandrea e Caterina Andreacchio, entrambi d’origine calabrese
e con un appassionato interesse per la cultura marchigiana. Il loro
contributo è stato determinante alla nascita del periodico “Il Picchio”,
in cui vengono pubblicate informazioni sul Club e le sue iniziative,
informazioni sulle Marche e l’interessante rubrica “Marchigiani in
Australia – un viaggio, una storia”, che raccoglie le storie e le
esperienze dei Marchigiani emigrati in Australia. Nel 2003 queste storie
furono adattate per creare una mostra fotografica, che è stata esposta in
diverse occasioni e luoghi, tra cui il Carnevale di Adelaide. Il
Marche Club continua ad essere frequentato da un numero sempre maggiore di
clienti e oggi, faccio fatica ad accontentare tutti, specie dopo
l’eccellente servizio di Channel 9, “Postcard”, trasmesso in TV, che
ne ha maggiormente aumentato la fama. I
tempi cambiano continuamente e bisogna adeguarsi. Nella comunità italiana,
con l’invecchiamento della prima generazione, si avverte la forte
urgenza di un ricambio generazionale. Il Marche Club, sensibile a questi
cambiamenti, comincia a pianificare il proprio futuro e favorisce la
nascita di un gruppo giovanile, il Young Marchigiani Team (Y.M.T.), punto
di riferimento dei giovani Marchigiani, che si organizzano e cominciano a
portare avanti attività che coinvolgono sempre più i giovani con le loro
famiglie. Creano una serata a premi (Quiz Night), alla quale partecipano
numerose famiglie, e costruiscono l’area
giochi riservata ai bambini grazie soprattutto all’impegno di Joe Quinzi. Nel
2006, dopo aver incoraggiato per alcuni anni diversi giovani ad assumere
sempre più ruoli di leadership, consapevole che i tempi fossero maturi
per un ricambio dirigenziale, non ripresentai la mia candidatura alle
elezioni per favorire quelle dei giovani John Angelini e Joe Quinzi,
entrambi membri del Comitato da diversi anni. Risultò eletto Joe Quinzi,
nato in Australia e coinvolto, grazie all’impegno dei genitori, nelle
attività del club fin da piccolo e soprattutto dopo la nascita del gruppo
giovanile Y.M.T. Tra le sue prime iniziative, il torneo di golf e le gite
turistiche. Attualmente
abbiamo nel Comitato direttivo, oltre al presidente Joe Quinzi, altri 3
giovani di seconda generazione. Sono
sicura che il successo del Marche Club sia legato al fatto che dal primo
momento della mia elezione a presidente ho iniziato a concepirlo e
gestirlo come un business e come un Club sociale. Mi sono rivolta
all’intera comunità, promovendo la cucina marchigiana e italiana, agli
altri gruppi etnici e agli australiani. Ciò ci ha permesso di avere un
futuro, di finanziare le attività culturali e di migliorare l’aspetto
del Club stesso. Il
futuro è sicuramente incerto. I prossimi anni saranno decisivi per tutti
i Club e per tutte le Associazioni. Bisogna fare delle scelte coraggiose
che vanno nella direzione dei grandi cambiamenti, mantenendo sempre vive
le esperienze della prima generazione, le tradizioni, la lingua e la
nostra capacità di essere sempre noi stessi. I Club potrebbero diventare
i luoghi della storia: musei, centri di raccolta di immaggini del passato
per proiettarle nel futuro, sale di mostre, convegni, centri per giovani
di terza e quarta generazione impegnati a costruire il loro futuro,
attingendo nel passato dei propri antenati.
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