Le reti di donne italiane in Australia |
||
|
Le reti di donne , le diverse espressioni di
aggregazione di donne sul territorio australiano, sono preziosi tasselli
del ricco mosaico del patrimonio culturale della comunita' italiana . Si
tratta per la maggior parte di reti informali, di varie dimensioni. Ne
veniamo a conoscenza attraverso varie fonti, spesso in modo casuale e
spesso frammentario. Queste reti o " networks "hanno contribuito
ad influenzare la societa'italo - australiana e continuano ad essere fonte
di ispirazione per le nostra comunita', soprattutto in un contesto come
quello attuale di limitate risorse, per trovare nuove soluzioni, per
salvaguardare e continuare a promuovere il patrimonio sociale culturale
delle comunita' italiane all'estero.
Molte fonti di informazione provengono da raccolte biografiche, pubblicazioni di associazioni, o articoli sulla stampa d'emigrazione o da saggi accademici. Il sito Australia Donna ( www.australiadonna.on.net) , nel corso di 10 anni dalla sua fondazione, attraverso biografie, storie di vita, articoli di donne , ha raccolto informazioni sulle reti ed iniziative di donne nella societa' italo-australiana. Molti studi accademici hanno delineato il percorso individuale e collettivo di donne italiane in Australia e in Canada, paesi che hanno visto simili flussi migratori ed implementato simili politiche di integrazione. Questi studi hanno messo in rilievo aspetti del ruolo delle donne meno trattati dalla letterattura tradizionale della storia dell'emigrazione. Attribuendo cosi' alle donne italiane capacita' di costruire relazioni in una nuova, spesso ostile societa', pur dovendosi confrontare con le limitazioni di un ambito famigliare tradizionalista o, come viene definito dalla studiose, spesso patriarcale. E' in questa luce che si possono meglio interpretare le origini delle reti di donne. Infatti la creazione di reti, sopratutto di reti informali, e' stato uno strumento incisivo per permettere alle donne di sviluppare una maggiore consapevolezza del loro ruolo e di riflesso per sviluppare le capacita' di plasmare nuovi modelli culturali soprattutto per le nuove generazioni. Non c'e dubbio che alla base di questi percorsi vi e' stata l'esigenza di uscire dall'isolamento, di combattere l'emarginazione e di condividere le dure esperienze di vita e di lavoro in un paese straniero. Come messo in luce dal lavoro di Helen Andreoni dell' University of New England- Armidale, NSW nel suo saggio intitolato : "Le italiane nelle campagne d'Australia: un cuore e una capanna", si deve alle donne il mantenimento della coesione sociale e culturale nelle comunita' rurali nei tempi duri delle Seconda Guerra mondiale durante I quali gli uomini erano stati internati. La solidarieta' e' stato forte elemento ispiratore nella creazione di reti di donne in zone urbane. Sempre nell'immediato dopoguerra, assistiamo all'emergere di figure carismatiche di donne come Lena Santospirito e Maria Maddalen Gustin, nota come Mamma Lena, che mobilitano la comunita' organizzando iniziative di solidarieta' come raccolte di fondi per assistere I compatrioti in Italia colpiti da disastri naturali, fondazioni di asili o petizioni per l'inclusione dell'Italiano nelle scuole pubbliche. L'associazionismo a carattere regionale ha dato senza dubbio un grande impulso al nascere di reti di donne. La partecipazione delle donne nell'associazionismo nasce dal desiderio di mantenere vive pratiche e tradizioni, di formare nuove amicizie per superare la nostalgia della distanza, e ricreare un senso di famiglia estesa. Cosi' e' spesso compito delle donne organizzare feste, pranzi e, attivita' ricreative ed iniziative, spesso a scopo di beneficienza a favore di progetti comunitari come case di riposo per anziani o progetti di cura. Il coinvolgimento organizzativo permette a molte donne di sviluppare nuove capacita' manageriali e di leadership. Per molte il passo successivo e' quello di aggregarsi in associazioni piu' ampie, superando l'appartenenza regionale. Con il confluire di un diverso clima politico e culturale negli anni 80, con l'introduzione delle politiche del multiculturalismo, cresce l'interesse per la condizione sociale della donna emigrata che si accentra particolarmente sulla salute e lavoro. Sorgono cosi' in molti stati nuovi centri per la salute e per la protezione della donna che lavora. Parecchie donne italiane, soprattutto donne di seconda generazione, sono progressivamente coinvolte ed entrano nel vivo del dibattito per mettere in discussione l' impronta prettamente anglocentrica dei servizi socio-sanitari e per ottenere un piu' equo accesso ai programmi di informazione, prevenzione e cura. Ed e' con questo intento che si formano gruppi come il Migrant Women Lobby group e i Working Women Centres, nei quali occupano ruoli di rilievo donne di italiane, molte delle quali gia' operanti nel sistema pubblico sociale sanitario. Nei loro interventi pubblici, spesso riconoscono nell'esperienza migratoria e nei modelli famigliari, l'ispirazione al loro impegno sociale. Nel mondo dell'informazione, spicca una ricca presenza di donne. In particolare nelle radio comunitarie per opera loro nascono numerosi programmi dedicati alle donne . Al di la dell' impegno ed attivismo sociale, nelle reti di donne risalta l'anelito culturale. Nelle associazioni, comitati di donne promuovono concorsi letterari e di poesia ed organizzano mostre fotografiche che ritraggono la loro storia e quella dell'associazione. Una gioiosa espressione dell'aggregazione femminile e' rappresentata da cori di donne che emergono fin dagli inizi degli anni 80. Alcuni acquistano fama nazionale, come ad esempio i cori "La gioia della donne" e " La voce della luna" entrambi ispirati e guidati dall'artista di origine italiana Kavisha Mazzella. Il riunirsi per formare cori appassiona anche le donne che vivono in zone rurali. Il coro diventa cosi' uno strumento per le donne per uscire dall'isolamento e per esprimere in modo gioioso la propria identita' culturale. Un interessante esempio e' rappresentato dal "Coro allegro" delle donne di Murray Bridge in Sud Australia, formatosi negli anni 90. Questo gruppo di donne si era riunito inizialmente sotto l'egida di un centro di salute della donna locale, ma progressivamente il gruppo trova nel canto una nuova ed autonoma espressione di benessere. Nel 1985 nasce in NSW l' Associazione delle Donne Italo-Australiane, promossa da Franca Arena, allora vice presidente del "Women Advisory Council to the Premier "del New South Wales. Lo scopo dell'associazione nascente e' incisivamente racchiuso nella frase del comunicato stampa "Per la prima volta nella storia australiana, le donne italiane si uniscono per dimostrare che il loro contributo all'Australia e' ben di piu' che pizza e ravioli". Successivamente seguirono associazioni in altri stati e verso la fine degli anni 80 queste si riunirono in una ampia rete nazionale, dando così origine all'Associazione Nazionale Donne Italo-Australiane (NIAWA www.niawa.org/) che nel corso degli anni ha promosso una vasta gamma di incontri ed iniziative. Passando dal locale al globale, l'anno scorso e' stato fondato l' "Italian Women in the world"( www.italianwomenworld.com). E' il primo network di professioniste italiane nel mondo che vogliono promuovere le proprie professionalità a livello internazionale. Il network "Italian Women in the world" nel febbraio di quest'anno ha premiato 10 donne di tutto il mondo per essersi distinte per meriti nei settori più diversi del panorama internazionale. Per l'Australia il premio e' stato conferito a Franca Arena. Guardando alla storia ed all'evolversi di questi networks di donne ne derivano alcuni spunti di riflessione : la generosita', il lavoro volontario per la comunita', lo spirito di determinazione nell'intraprendere un cammino, spesso irto di ostacoli, verso l' affermazione della propria identita' individuale e culturale, bene tutto questo costituisce un ricco capitale umano e sociale per l'Australia, l'Italia ed un prezioso modello per le nuove generazioni che dobbiamo continuare ad impegnarci a valorizzare. Estratto della relazione di Daniela Tuffanelli Costa Commissione Continentale dei Paesi Anglofoni Consiglio Generale degli Italiani all'Estero (CGIE) Brisbane 19 - 21 Marzo 2009 |
||
|
|