Intervento della Dott.ssa Loretta Baldassar del Dipartimento di Antropologia - University of Western Australia

Nedlands (WA) 6907

Nel breve intervento che segue sul tema cultura ed identità vorrei discutere due questioni:
1) La cultura e l'identità italiane in Australia oggi, in particolare per quel che riguarda la seconda generazione;
2) L'importanza dei contatti con l'Italia, specialmente, sempre, per la seconda generazione.

Cultura e identità italiane in Australia oggi, in particolare per quel che riguarda la seconda generazione.


La cultura e l'identità italiane nel contesto della diaspora in Paesi anglofoni quali l'Australia, vengono spesso rappresentate come cultura
ed identità "a rischio" di essere sommerse dalla cultura dominante ed in particulare dalla dominanza globale della lingua inglese.
Nel mio intervento, oggi, vorrei proporre da un lato che questa paura è ben fondata nel senso che l'inglese è diventato la cultura dominante della seconda generazione e di quelle successive, e dall'altro che questa paura è superflua, perchè la cultura e l'identità italiane, "l'italianità" delle nuove generazioni non è stata nè sommersa, nè distrutta, a dispetto della perdita della lingua.
Infatti, sotto la politica di multiculturalismo, in Australia, la cultura e l'identità italiane sono sopravvissute alquanto bene. A rafforzare il mio argomento vorrei citare le frequenti e regolari visite di ritorno in Italia, da parte degli emigrati e dei loro figli. (Questo argomento è stato oggetto di studio delle mie ricerche per più di dieci anni.) La maggioranza degli italiani-australiani sono ansiosi di visitare l'Italia e di partecipare in una rete di rapporti transnazionali che li tiene al corrente della vita in Italia. È necessario riconoscere che il processo di migrazione va al di là della fase d'inserimento della prima generazione e che le conseguenze continuano a farsi sentire nei figli nati in Australia.
Un modo importante di promuovere la cultura e l'identità italiane in Australia è quella d'incoraggiare ed appoggiare il contatto, la comunicazione e gli scambi fra i due Paesi. Questo dovrebbe essere un processo reciproco in cui gli Italiani in Italia vengono a conoscenza dell' esperienza dell'emigrante, mentre gli emigrati imparano di più sull'Italia.
In più, se il futuro della cultura e dell'identità italiane in Australia deve essere considerato seriamente, la questione della lingua vissuta come una barriera dalla seconda generazione deve essere affrontata. Cioè, iniziative, quali la presente, promosse dall'Italia, dovrebbero tenere in considerazione le esigenze (o i limiti, se si vuole) della maggioranza dei componenti della seconda generazione, i quali parlano soprattutto, se non esclusivamente, l'inglese.
Mi rendo conto che questo protrebbe sembrare un argomento controverso: la nozione cioè, che cultura non equivale lingua e che la cultura può sopravvivere senza la lingua. Con questo non voglio nemmeno minimamente dar l'idea che non bisogna promuovere l'insegnamento della lingua, al contrario. Ma voglio soltanto dire che convegni come questi, che hanno interesse ad attirare e coinvolgere
la seconda generazione, dovrebbero includere delle sessioni in inglese (o nella lingua del paese in cui ci si trova ospiti). Non dovremmo aver paura di condurre attività in lingue diverse dalla lingua italiana, perchè la lingua non è, nè sempre nè con certezza, il solo parametro, e
nemmeno necessariamente il segno più importante d'appartenenza alla cultura italiana, in Australia. Dato che sono la prima a parlare oggi, sono sicura che questa mia proposta susciterà l'interesse e magari delle risposte critiche da parte dei presenti e da parte degli altri oratori.
Preferirei difendere la mia proposta in inglese, però, visto la richiesta della lingua del giorno, farò il mio meglio in Italiano.
La "seconda generazione" ricopre un'enorme importanza per la prima generazione di emigrati. Essi sono spesso la vera ragione per la quale si è emigrati - una vita migliore per i figli - e quindi il successo della seconda generazione spesso rappresenta la giustificazione per aver emigrato. C'è molta preoccupazione espressa da emigrati e così pure da studiosi di fenomeni sociali sul futuro della seconda
generazione: quanto ed in che modo sono italiani ed implicitamente quanto vitale rimane la comunità a cui essi appartengono?
Si chieda a qualsiasi membro di club o associazione italo-australiana e sentirete subito quanto sono preoccupati per il futuro dell'associazione - si potrà contare sulla seconda generazione? Si chieda a qualsiasi studioso di migrazione e si vedrà che anche loro hanno gli stessi interessi - sarà "italiana" la seconda/terza/quarta generazione?
La tendenza più diffusa, sia tra gli emigrati che tra gli studiosi è di concludere che la seconda e le successive generazioni diventeranno sempre più assimilate nella società australiana (si veda ad esempio i seguenti studi, Borrie 1954, 1959; Cox 1976, Bowen 1977, Zubrzycki 1960, 1982, Wilton and Bosworth 1984, and Storer 1985).
Il demografo australiano, Charles Price (1982), per esempio ha analizzato le statistiche di matrimoni fra membri dello stesso gruppo etnico, come indicazione della vitalità di una comunità.* Egli trovava che, per il periodo 1947-1978, quasi il 50% di matrimoni erano fra Italiani di prima generazione ed intorno al 30% fra quelli della seconda genereazione. Da queste statistiche, Price concludeva che "la maggioranza
dei gruppi di immigrati si disperde alquanto rapidamente" (1982:4), e che la seconda generazione, "anche se delle volte è piena di orgoglio o di curiosità per le sue origini, sarà identificata con la massa della popolazione come australiana" (1982.5). In questo studio, gli Italiani in
Australia vengono presentati come in pericolo di perdere la propria etnicità attraverso la "perdita" delle generazioni future ed, implicitamente, a causa della loro inabilità di trasmettere la cultura. Questo punto di vista è condiviso da Lidio Bertelli (1985:70) che cita le differenze fra una generazione e l'altra come "la maggior sfida per la comunità italiana nei prossimi decenni."
Secondo me, questa teoria di "perdita di cultura" o teoria "lineare" è troppo semplicista. I miei studi di ricerca fra giovani italiani in Australia (Baldassar 1992, 1999) rivelano che: questi giovani italiani-australiani si identificano consapevolmente come italiani in vari modi: nel modo di vestirsi, nelle compagnie con cui scelgono di associarsi, nel loro particolare modo di usare gli spazi ed i posti che scelgono di frequentare. Eppure pochi di loro sanno
parlare l'italiano.
Una delle cose che molti di loro condividono, però, è il vivo desiderio di visitare l'Italia - sia il paese dei loro genitori, come i posti turistici più famosi. E molti infatti visitano l'Italia. Queste visite non sempre servono a migliorare la loro abilità di parlare la lingua italiana, ma invariabilmente rafforzano il loro senso di identificazione italiana.

L'importanza dei contatti con l'Italia, specialmente, sempre, per la seconda generazione.

La frequenza e la regolarità delle visite di ritorno a casa da parte della prima e delle generazioni successive rivelano la migrazione come un processo che continua oltre la fase d'inserimento della prima generazione ed che ha conseguenze per la seconda e per le generazioni
successive.
Mentre il ritorno degli emigrati al loro paese natale è un pellegrinaggio di rinnovamento e d'espiazione, il ritorno dei figli degli emigrati, che appartengono alla seconda generazione, è un rite-de-passage di trasformazione culturale.
Alcuni giovani tornano dicendo: "Non mi ero mai sentito italiano fino a quando non sono andato in Italia. Adesso mi sento davvero italiano." Altri dicono: "Ero andato in Italia pensando "Oh! sono italiano, sono italiano", ma una volta là mi son detto, non so cosa sono, ma di certo non sono italiano".
Il punto è che all'interno della famiglia, in Australia, si crea, fra le generazioni una dinamica volta a gestire questa italianità". L'essere
"italiano" viene contrapposto all'essere "australiano". Ci sono molte e diverse teorie per definire cosa sia l'identità di un gruppo etnico, comunque quello che tutti hanno in comune è la nozione che l'etnicità ha rilevanza in contesti in cui i gruppi in rapporto si considerano differenti (Banks 1998). È importante riconoscere che l'etichetta "australiano" non è affatto un riferimento preciso ad etnicità.
"Australiano" è piuttosto un concetto contro il quale gli Italiani in Australia si identificano ed auto-definiscono.
Quello che bisogna capire è che gruppi etnici in contesti moderni vanno sempre ricreandosi, e che l'etnicità viene continuamente reinventata in risposta ai cambiamenti di realtà non solo all'interno del gruppo, ma anche nella società ospitante e nel Paese d'origine. (cf. Banks 1996, Jenkins 1996, Govers and Vermeulen 1997, Yinger 1997, Bottomley 1998). Cultura ed identità non vengono perdute, invece
l'etnicità assume una funzione espressiva più che una strumentale. (Sollors 1989; Gans 1979, 1994; Alba 1985) L'individuo ha una certa abilità di scegliere quelle espressioni di etnicità che gli calzano meglio (cf. Waters 1990); lo studio dell'etnicità è così diventato studio
della coscienza etnica (Govers & Vermeulen 1997).
Alcune delle più recenti teorie sulla seconda generazione fanno riferimento alla nozione dello studioso Homi Bhabha (1990) del "terzo spazio" occupato dai cosidetti "ibridi" o "di origine mista". Questa letteratura fa risaltare la condizione "di mezzo" di queste doppie identità con conseguenze positive - quali lo sviluppo di doppia competenza culturale (Vasta 1993:220) oppure di "una visione doppia" (Hannerz 1992:133,199) e l'abilità di "far da ponte"(Bottomley 1992:133), ma anche con conseguenze negative - quali l'idea di chi è intrappolato fra due culture. La nozione di ibridismo mette in rilievo la profonda creatività della seconda generazione nel sapersi costruire identità e cultura proprie, differenti dalla cultura dominante anglossassone, ma anche necessariamente diverse dalla cultura originale degli
immigrati.
In conclusione, cultura e identità devono essere teorizzate non come zona di costrutti o significati, comuni e condivisi, ma piuttosto come zona di divergenze e di contesto. Riconoscendo la cultura come processo politico, in questo modo, si ridisegna il modello della teoria di trasmissione "lineare" mettendo in luce i punti d'incontro dei vari aspetti dell'identità, quali etnicità, sesso e sessualità allo stesso tempo che essi vengono costantemente negoziati tra i due sessi e fra le generazioni.
Se si ha interesse a sapere quale sarà il futuro della cultura italiana in Australia, sarà necessario guardare alla seconda generazione, sarà anche necessario parlare con loro in inglese ed essere pronti a ridefinire il concetto d'italianità in modi nuovi ed originali.

* Price (1993:6) found that for the period 1987-90 half or more second generation brides of Italian origin were marrying within their own ethnic community.

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