Antonina La Barbera |
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Ho conosciuto la signora Antonina
al gruppo “Noi Donne”, dove raccontava del suo intervento alle
ginocchia. La settimana successiva, tornata al loro incontro, le ho
chiesto se potevo andare a trovarla a casa e intervistarla, lei ha
acconsentito senza difficoltà e ci siamo messe d’accordo per il giorno
dopo. Quando approdo a casa sua mi
saluta con un bacio, è già la terza volta che mi vede, mi offre una
limonata e poi dopo qualche battuta sul suo stato di salute (so che deve
subire una nuova operazione e le chiedo come va il suo ginocchio),
cominciamo. Lei esordisce subito dicendo “Tu fammi le domande ed io ti
rispondo, altrimenti non so che dire”, le rispondo di non preoccuparsi,
le mostro il registratore, le spiego che è il mio modo per prendere
appunti, ma lei non sembra per nulla preoccupata. Quando è arrivata qui? “Io sono arrivata lu ’59,
1959, il mese di ottobre, sono partita il 4 di settembre e sono arrivata
il 4 di ottobre in Adelaide, quando sono arrivata mi sentivo strana, perché
le case sono differenti, le finestre, la gente che parlava, io sono venuta
pagata perché mio marito è venuto primo che ci ha fatto l’atto di
richiamo la sorella ed è venuto il ’57 e io sono venuta il ’59, con
una bamabina che m’è nata all’Italia e ieri ha fatto 49 anni, la
prima figlia e sono fattu lu viaggio e sono venuta e quando sono arrivata
mi sono sentita un pocu strana, le finestre, le porte, la gente che
parlava, ma poi pianu pianu... pi’ du’ anni
nemmeno sono andata allo shop, nemmeno una volta, perché mio marito lavorava di notte, la
mattina veniva, usciva a comprare tutto e io stavo a casa, e poi ho avuto
una figlia, poi ne ho avuto un’altra, poi ne ho avuta un’altra e una
l’ho portata... e poi ci siamo comprati questa casa, dopo sette anni che
eramo all’Australia e quando poi siamo comprati questa io aspettava
l’ultima e mi toccò di rianimarmi a cercare lu bassu (il bus), a
cercare di andare da sola in ospedale, e di cominciare la vita normale,
fino all’ora era una vita così, ma poi dopo piano piano mi piaceva,
perché ogni settimana mio marito portava la moneta, you
know, campavemo discretamente, no proprio... ma nun c’era male, poi
miei figlie so’ cresciute, sono andate tutte a scuola, due si hanno
fatte segretarie, una si è fatta maestra e una lavora allu textation e la
vita cominciava, non andavamo a nessuna parte, perché la moneta era
giusta, bastava per le cose necessarie.” Lei da dove viene? “Io sono siciliana, della
provincia di Agrigento”. Che paese? “San Biagio Platani...c’è
tanti paesi come provincia d’Agrigento, c’è Cianciana, Alessandria,
Castel Termini, San Biagio, Sant’Angelo, you
know, tutti questi paesi, perché ogni setti paesi c’è una
provincia, poi c’è la provincia di Caltanissetta, di Palermo, di Ragusa,
Siracusa, Messina, you know,
siamo tutti... ma di li parti nostri e proprio dellu paese mio sono io e
la mia famiglia, c’era mamma, papà, mio fratello e na’ sorella...” Sono venuti tutti qui? “Sì qua”. Tutta la sua famiglia? “Prima è venuto mio marito,
poi dopo sono venuta io, poi dopo abbiamo chiamato a mio fratello, era
giovane, era singolo, e si è sposato con una vicina di paese, di
Cianciana, ma si hanno conosciuti qui all’Australia, e poi è venuta
mamma, papà e una sorella, veramente papà mio è morto quando io avea 13
anni, ma mamma si è sposata a n’altru fratellu, erano sempre la stessa
famiglia, ma ora papà è morto, mamma è morta e mio marito. Prima è
morto mio marito, poi è morto papà, poi due anni e mezzo quasi tre anni
(dopo) è morta la mamma. E mio fratello è qua, c’ha due figli, uno
sposato con i figli e n’altru singolo... adesso, you
know, si fanno un poco l’età, che hanno 35, 37... io ce n’ho due
ragazze una di 42, e una di 38... giovani, le ultime due figlie, le altre
due so’ spusate, la prima c’ha due ragazzi, e la seconda s’è
sposata un anno prima e ha avuto le figlie prima, spusate, la prima c’ha
du femmine e du maschi e la figlia è sposata e c’ha due bambine.” Una bella famiglia grande... poi è fortunata ad avere le sorelle qui, tante
signore sono sole... “Sì, è bellu ed è bruttu,
perché sempre c’è qualcosa che non va e poi non stanno tutti vicini,
più ci troviamo con le persone foreste
(estranei), che no... la sorella abita a Grange, va a lavoro, ave la sua
famiglia, ci vediamo due tre volte l’anno, perché io, you
know, [indica il ginocchio malato], non vado da nessuna parte, mio
fratello è più vicino, esso abita a Newton, e ci telefona, perché lui
non lavora, essa (la sorella) lavora, perché lei è figlia del secondo
padre, sempre lu stesso nome, perció ci leviamo 17 anni di differenza,
perció essa ancora è giovane e lavora, mio fratello invece ce levamu
quattr’anni e lui non lavora, perció ci telefona più spesso, perché
quando uno non lavora c’è la cosa di vedersi più spesso, è bello
avere la famiglia, però certe volte, I don’t know, si trova alle persone di fuori e non a quelle di
dentro... peró io non sono dispiaciuta [sorride], perché ció queste
quattro figlie, sono una migliore dell’altra, mi vogliono tanto bene,
vengono tutti i giorni, c’è la grande che va al lavoro, perché prima
faciva la secretaria, ma poi per prendersi l’orari che vuole quando ave
li figli che vanno alla scuola sa va prendere lu lavoro che viene... va al
lavoro in un hotel, a fare il letto, you
know, va a prendere la moneta per i lavori che puó fare agli orari
che è opportuno di guardarsi i figli e la famiglia, essa passa quasi
tutte le mattine e la sera quando ritorna che va alla città, e l’altre
lu sabatu e la domenica vengono a casa mia, così tutti quanti li nipoti
li pronipoti, se ne venenu, facimu lu lancio
(lunch) e poi se ne vanno a casa”.
, Conny Russo 8 novembre 2005 Parte dell’intervista contenuta nella tesi di laurea “Trovare la strada: note per un’etnografia della mediazione in ambito sanitario nella comunita’ italiana di Adelaide (SA)” (Novembre
2007) |
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